E’ stata la generazione forse più criticata, più snobbata, sicuramente meno considerata. Schiacciata tra la precedente Generazione X, quella del post boom, quella del tutto e subito che aveva però ancora dei modelli da seguire e dei “modi” da rispettare, e la successiva Alpha, quella dei giovanissimi di oggi, nati praticamente con il cellulare in mano e con un mondo intorno pieno di guai ma anche di possibili futuri inesplorati.
Per quelli della Generazione Z, invece, non è stata per niente facile sin qui: hanno come genitori i primi “eternamente giovani” della storia, hanno trascorso due anni fondamentali della loro crescita segregati in casa causa Covid, hanno visto miti e modelli nascere su piattaforme che sembrano fatte apposta per bruciare mode e protagonisti alla velocità di un reels.
Eppure, in un dei momenti forse più bui di questo inizio secolo (almeno quella che è sotto gli occhi di noi fortunati occidentali) è proprio la Generazione Z, per la prima volta, a far sentire la propria voce, a cercare di risvegliare le anime di una società ormai assuefatta al brutto.
Sono stati prevalentemente loro, i ragazzi nati tra gli anni ’90 ed il primo decennio degli anni 2000, a radunarsi in piazza nelle ultime settimane, utilizzando per la prima volta i social media come grande strumento di chiamata a raccolta, per dire basta alle atrocità della guerra, in modo particolare nella striscia di Gaza. Una prima volta che è anche la prima rivolta della Generazione Z ad un modello, quello dei loro padri ed in generale delle generazioni formatesi nel Novecento, che continuano a vedere nella guerra e negli atti di forza, uno strumento (quando non l’unico strumento) per ottenere tutto, compresa la pace. Ma la Generazione Z non è solo in piazza in Italia, è oggi in piazza in moltissimi paesi del mondo, soprattutto i più poveri ed arretrati, per dire basta ad un modello globale che accetta diseguaglianze ed ingiustizie da troppo tempo
Ne abbiamo parlato, a modo nostro e come sempre con un pizzico di necessaria leggerezza nella nostra ora di libertà che prende il nome di DiversaMente, ogni martedì dalle 19.30 alle 20.30, su Freedom Street Radio.



