L’Arte strumento di indagine, denuncia e combattimento contro la violenza di genere

di Sara Gilomena

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Nella settimana contro la violenza di genere la Tigre Impagliata propone un combattimento nel quale si pregusta il sapore della vittoria e con l’aiuto della progettista, manager culturale e curatrice Sabrina Drigo si accinge a scagliare l’Arte, una vera paideia armata, contro qualsiasi tipo di offesa, vessazione, molestia, violenza contro la donna.

Si discute con esempi concreti di come l’arte e l’artista donna che la subisce, esorcizzano l’abuso come Sue Williams e la sua scultura femminile rannicchiata, ricoperta di frasi e parole cariche di odio o la performance di Marina Abramovich in Rhythm 0, nella quale un’apparente impassibilità viene scambiata per remissività, che legittima gesti lesivi per testare la sopportazione.  E si alza da qui il grido de La Niña per esprimere un’urgenza profonda, in dialetto partenopeo, che rende ancora più forte e autentico l’atto di rivalsa delle donne, perché ognuna di noi è un po’ figlia d’a tempesta e nun se ponn’ ‘ncatenà, perché ognuna possa urlare a testa alta e senza chiedere permesso faciteme passà, faciteme passà.

Si passa alla prospettiva dell’artista uomo: dallo stupro documentato di Edgar Degas e l’omertoso tentativo di chiamarlo L’interieur come se si tentasse di nascondere con vergogna e cautela un crimine da denunciare, per saltare nel presente e, attraverso la street art di TVBoy, interrogarci sul potere del colore rosso e sul suo duplice significato, metafora di amore, passione, gioia, ma anche di ferita, sangue e ossessione.

E cosa dire del nero?! Sinonimo di morte emotiva e costretta sottomissione, ordinaria privazione e rassegnata schiavitù, come le pellicole monocrome del video di Lady Gaga in Til it happens to you e il film di Paola Cortellesi: C’è ancora domani, un domani che diventa coraggiosa speranza di trovare la libertà che maieuticamente emerge come policroma conquista della propria identità. C’è ancora un Tomorrow is now, un domani che vuole già essere un presente di libertà, con le voci di Freedom Street Radio, “voci che si alzano” con la Tigre Impagliata e Sabrina Drigo per difendere il sacro potere decisionale femminile.

E ci sono voci che non possono tacere, come quella di Tracey Emin, la bad girl della Brit art, un’artista che ha trasformato la violenza subita in opere d’arte, un’artista trasgressiva, che la borghesia conservatrice e bigotta definirebbe Stupid Girl, soggetto e oggetto di una ricerca che ha lo scopo di superare ed esorcizzare l’orrore attraverso il potere metamorfico dell’arte.

Ma quali valori e strumenti può fornire l’Arte per combattere la violenza di genere?

Ascoltare Freedom Street Radio per scoprire…e poi chissà…potrebbe essere un appello, una call for artists, un ruggente invito a ripensare l’Arte come a un’amazzone che protegge tutte le donne, restituendo dignità, bellezza, rispetto e amore. La Tigre la immagina già cavalcare sulle mistiche note di Rosalía. Meditate artisti, meditate!


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